un APE a primavera è bellissima.
Il grande gelso espone le prime gemme.
Il prato è giallo, pieno di acetosella (per noi siculi “zucameli”)
I bimbi si sdraiano al sole, mani di terra, facce di fiori, occhi di luce.
Gianfranco Zavalloni, pedagogista e maestro, scomparso di recente, è ideatore della rete orti di pace e dei “diritti naturali delle bambine e dei bambini”, in questo scritto ci parla della “contadinanza attiva” e della valenza educativa degli orti didattici.
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Riflessioni prima di iniziare.
L’orto ha a che fare con la vita stessa. Il seme quasi inerte all’inizio, con l’attenzione e l’amore diventa pianta, la pianta cresce e da fiori e frutto e poi di nuovo seme e così è un ciclo continuo, un’intercalare di emozioni e sensazioni, così come un bimbo che cresce, l’orto è stupore è vita e cambiamento.
Lavorare nell’orto ha un’enorme potenziale educativo. Innanzitutto affina l’osservazione e l’autoapprendimento. Solo osservando infatti si può entrare in contatto con il segreto linguaggio delle piante e comprendere i ritmi di crescita, le necessità, d’acqua, di sole, di cura che queste necessitano. E l’osservazione è forse la prima regola, l’unica che vale, quando parliamo di natura, è una chiave di lettura cosciente che facilità il contatto con l’ambiente che ci circonda.